«Allo stato attuale delle ricerche urbanistiche, solo l'antico può costituire una base per creare interventi alternativi». Così scriveva Giuseppe Samonà a margine del suo Piano Programma per il centro storico di Palermo (1979-1982), esito - tra le altre cose - di un lungo dialogo a distanza con Giancarlo De Carlo. L'opera di Samonà (1898-1983), fra i massimi architetti e urbanisti italiani del Novecento e fondatore della Scuola di Venezia, viene analizzata in queste pagine ripercorrendo il rapporto mai interrotto con i paesaggi mediterranei e gli scenari urbani della Sicilia (Messina, Palermo, ma anche Gibellina), terra di origine di Samonà e luogo in cui sarebbero maturate alcune tra le sue esperienze professionali più significative, come il progetto per il Teatro di Sciacca, rimasto incompiuto, e il Piano Programma palermitano, più tardi definito come «straordinario esempio» di lettura di una città. Il volume raccoglie anche una serie di scritti originali di Giuseppe Samonà, dalle Considerazioni critiche sull'architettura contemporanea all'Introduzione a un discorso sulla morfologia urbana, episodi di una più che trentennale riflessione sui destini di architettura e urbanistica e su quella loro «unità» che darà anche il titolo a un suo famoso saggio degli anni Settanta.

di Cesare Ajroldi con scritti di Giuseppe Samonà (Il Poligrafo, Padova 2014)
Introduce e coordina Francesco Moschini
Intervengono Francesco Cellini, Franco Purini

            

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Introduzione di Francesco Moschini

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Intervento di Francesco Cellini

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Intervento di Franco Purini

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Intervento di Cesare Ajroldi

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