L'Accademia Nazionale di San Luca rende omaggio a Mario Mafai (Roma 12 febbraio 1902 - 31 marzo 1965) in occasione del cinquantenario della morte Dopo una introduzione di Francesco Moschini, aprirà la serata Giulia Mafai che commenterà il documentario, realizzato in occasione della mostra Mafai / Kounellis. La libertà del pittore al Museo Bilotti, utile per ripercorrere l'intero cammino del pittore romano. Seguiranno Lea Mattarella e Giuseppe Appella che inquadreranno criticamente il mondo di Mafai, mettendone in luce i momenti salienti, dall'incontro con Scipione e Antonietta Rapha?l, da cui nascerà quella che Roberto Longhi, nel 1929, chiamerà "Scuola di via Cavour", alle frequentazioni con De Libero, Ungaretti, Sinisgalli, Santangelo, Montale e Sacripanti, alla mostra nella Galleria della Cometa, al periodo parigino, agli anni genovesi, alle presenze in Biennali e Quadriennali, al distacco dalla figurazione per una pittura che, sottratta a una "attualità senza realtà" lo renda "più libero, più nudo, più io". Dalle immagini e dalle parole risulterà evidente come la tensione alla classicità e l'empirismo di fondo, che mettono in luce la curiosa abitudine di Mafai alla contaminazione, si risolvano in un rapporto nuovo di reale e fantastico accordati da un'armonia stilistica del tutto inedita negli anni tra il 1930 e il 1943 e assolutamente innovativa rispetto alla tradizione precedente. Le figure allungate, alternate a quelle tarchiate, spesso poste in iscorcio per una necessità di rilievo consono all'azione svolta, riguadagnano la resa naturalistica e si dispongono sulla scena mediante un diverso sistema di impaginazione dell'opera, con spostamenti dei corpi e degli oggetti da sinistra verso destra, dall'alto in basso, con tagli verticali e orizzontali, una scansione di piani in profondità e valori linearistici che evidenziano il lungo tirocinio nel disegno, fondamentale per capire il flusso dei pensieri circolanti nei dipinti, il tempo di durata di ogni emozione prima che si faccia carne, fiore, cesto, muro diroccato, nella leggerezza dell'aria propagatasi nello spazio e della luce che l'irrora.

            

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Introduzione di Francesco Moschini

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Intervento di Giulia Mafai

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Intervento di Giuseppe Appella

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Dibattito

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Documentario

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