05.23.2018

Palazzo Carpegna - Salone d'Onore

Incontro con CAROL GOODDEN

L'Accademia Nazionale di San Luca è lieta di incontrare l'artista americana Carol Goodden in occasione della mostra "Unfake Connections - Carol Godden/Trisha Brown/Gordon Matta-Clark" a cura di Harold Berg e Massimiliano Scuderi, realizzata in collaborazione con ACS Abruzzo circuito spettacolo e il gruppo e-Motion dell'Aquila, che sarà inaugurata il 26 maggio 2018 presso la Fondazione Zimei di Pescara, e che presenterà fotografie, video, disegni e progetti, insieme a una sezione nutrita di oggetti e documenti, tutti provenienti dalla collezione americana di Harold Berg e Pedro Ruiz Cacho.

 

New York negli anni sessanta/settanta è stata l'incubatrice di movimenti e linguaggi artistici d'avanguardia come la Pop Art, la Minimal e la Conceptual Art. In questo contesto Carol Goodden, moglie di Gordon Matta Clark, fotografa, performer, interprete delle coreografie del Trisha Brown dance company di New York, ha svolto un ruolo fondamentale. Fondatrice di FOOD (opera d'arte sociale condivisa) insieme a Tina Girouard e al marito, diviene membro del gruppo Anarchitecture insieme ad artisti quali Suzanne Harris, Jene Highstein, Laurie Anderson, Richard Nonas, Bernard Kirschenbaun, Richard Landry.

FOOD è stato definito un "punto di riferimento nella storia e nella mitologia di SoHo negli anni '70".

Afferma Carol Goodden in un'intervista rilasciata ad "Arte e Critica":

 

FOOD era una  "scultura vivente", come un alveare in cui le api arrivano con il loro polline (la loro idea) e lo met­tono in un cubicolo (un alveare, una scatola) per poi essere trasformato e diventare cibo per gli altri; quindi l'intero alveare, la struttura sociale, tutto insieme è una scultura naturale vivente. Insomma un' ART colony con le persone che andavano in giro con pezzi di cibo tra le mani, trasformandolo, consu­mandolo, e l'effetto di ciò e la sua energia sarebbero venuti fuori in modo brillante dalla mente di qualche artista.

Per Gordon FOOD era un "pezzo d'arte", un'idea che lui, nella sua breve vita (morì a soli 35 anni per un cancro), non era stato in grado di esprimere a parole.  Le sue fotografie fritte, i suoi pen­toloni di pesce stufato (sono sicura avrebbe preferito che avessimo potuto tutti saltare dentro quegli stessi pentoloni), i suoi pezzi di agar in cui gettava i suoi san­dwich mangiati a metà per poi guardarli trasformarsi in forme strane… erano tutte sculture "viventi". FOOD non era solo un luogo in cui mangiare, era un luogo per pensare. Un luogo in cui incontrarsi, discu­tere idee, fare coreografie, scrivere, creare o osservare suoni (alcuni lavapiatti nel retro di FOOD, che faceva­no parte del Philip Glass Ensemble, registrarono i suoni delle stoviglie mentre venivano lavate). 

Per esempio alcune ossa di animale nelle mani di Gordon Matta-Clark sono diventate "The Bone Dinner": sono state passate al lavapiatti, poi al gioielliere (il braccio destro di Rauschenberg, Hisachika Takahashi) che le ha infilate in una collana di corda di canapa in modo che il mecenate avesse la possibilità di indossare la sua cena a casa. Una tra­sformazione costante.

 

 

Harold Berg, collezionista ed economista, membro del comitato fotografia del Whitney Museum di New York, nonché collaboratore della Tate di Londra e del Macba di Barcellona. Recentemente è stato nominato membro del comitato dello Swab, la fiera d'arte contemporanea di Barcellona. 

 

Massimiliano Scuderi, architetto, critico e curatore,&nb